Gli ingredienti comedogenici

Gli ingredienti comedogenici sono da evitare nei cosmetici? Causano davvero brufoli, punti nei e fruncoli?

Hai mai avuto paura di usare un prodotto perché conteneva ingredienti comedogenici?

 

Forse vi sarà capitato di vedere delle liste di ingredienti cosmetici comedogenici, dove vengono catalogati con un valore da 0 a 5 a seconda della loro comedogenicità. Ovvero secondo la loro capacità vera o presunta di poter creare comedoni, brufoli, punti neri, bianchi o altre schifezze sulla nostra pelle.

 

Bene, la scala prevede come valori:

  • 0: non comedogenico
  • 1: leggermente comedogenico
  • 2-3: Moderatamente Comedogenico
  • 4-5: molto comedogenico

Questa scala di valori è una scala “validata”, ovvero deriva da ricerche e studi scientifici che sono stati revisionati prima di venire pubblicati, quindi, non sono stati inventati esattamente da primo che passava per strada. 

Ma vi invito a non prendere queste liste come se fossero oro colato. Non usateli come se fossero la vostra Bibbia per districarvi tra prodotti “buoni” e prodotti “cattivi”. 

Ora vi spiego perchè.

 

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I primi studi sulla comedogenicità

Gli studi sulla comedogenicità sono stati condotti per la maggioranza negli anni ’70 da Kligman e Fulton. Se non li conoscete sappiate che sono due dermatologi che hanno davvero segnato la storia nello studio della dermatologia specie nel campo di comedogenicità. Ma buona parte dei loro studi, specie quelli vecchi, vanno presi con le pinze. 

E non perchè lo dica io, ma perchè lo dice la scienza e anche lo stesso Kligman. La scienza è fatta, per fortuna, di un lento ma incessante progredire, per cui capita che nel corso del tempo si giunga a considerazioni diverse.

Buona parte dei loro studi sono stati condotti sui conigli (sì, perché allora andava di moda così) e i valori sulla comedogenicità che vedete circolare in giro derivano di solito da ricerche fatte da loro o da gente che usava il loro metodo tra gli anni ’70 e ’80.

In quegli anni quelle liste riportavano i valori sulla comedogenicità di ingredienti applicati puri (e magari con più applicazioni consecutive senza risciacquo) sulle orecchie dei conigli. 

Sì, ma quante volte noi ci applichiamo un ingrediente puro sulla nostra pelle? Di solito applichiamo cosmetici, che altro non sono che miscele di ingredienti. E poi le orecchie dei conigli hanno una pelle simile alla nostra?

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Si è poi appurato che le orecchie dei conigli sono molto più sensibili della pelle umana e molte reazioni di comedogenicità che avvengono nei conigli non avvengono sulla pelle umana. In più non si erano accorti che i conigli avevano già molti pori dilatati, perché le loro orecchie sono così, piene di punti neri e simili e questo aveva causato molti falsi positivi nei test di allora.

 

Il caso più eclatante è quello della paraffina, che era stata tacciata di essere comedogenica, ma ricerche successive hanno smentito in modo netto questo pensiero. Ancora oggi però la paraffina liquida e la vaselina devono combattere con questa “credenza”. Di questo, se vi interessa, ne avevo parlato approfonditamente qui.

 

Sappiamo che non è più possibile fare test sugli animali per studiare degli ingredienti cosmetici, ci è però rimasta la possibilità di farlo sugli umani. Sì, giustissimo. C’è da dire però che anche fare dei test sugli umani ha dei suoi problemi in questo caso. Ovvero i risultati ottenuti lasciano e lascerebbero comunque il tempo che trovano.

 

Di solito questo tipo di test vengono fatti sulla schiena dei volontari, ma la pelle della schiena non è come quella del viso, e quindi sarebbe assurdo pensare di poter mutuare i risultati per la reazione della pelle del viso.

In più il fatto di prendere a campione persone con pori più o meno dilatati potrebbe modificare i risultati e pelli diverse reagiscono in modo diverso.

I test vengono generalmente fatti per occlusione. Ovvero si copre con un cerotto la sostanza tal dei tali e poi si vede se ha fatto comparire o meno dei comedoni. Sì, però questo non è il normale utilizzo che se ne fa, ed è facilmente immaginabile che utilizzi diversi portino a risultati diversi.

E cosa più importante che valore ha un test fatto su un ingrediente tal quale quando in realtà quando di solito viene utilizzato miscelato con altre sostanze?

comedogenicità

Le ricerche degli anni ’90 sulla comedogenicità

Quindi Kilgman aveva detto un sacco di baggianate e hanno lasciato che le pubblicasse? No, non è esattamente così. Kligman, che è un dermatologo che ha dedicato davvero la sua vita a brufoli e pori dilatati anni dopo e più nello specifico nel 1996 ha chiarito meglio la questione.

Sì perché proprio lui ha detto nel ‘96 che sostanze che sono molto comedogeniche quando testate da sole o in alte concentrazioni, diventano non comedogeniche una volte diluite. Ah, ottimo. Questo particolare, fino ad ora era sfuggito.

E sempre nel 1996 ha detto che: “nessuno può determinare leggendo una lista ingredienti di un prodotto se può essere comedogenico oppure no. Quello che conta è solo l’effettivo comportamento del prodotto in sé.”

Cioè, ecco come funziona la scienza. Il papà delle scale di comedogenicità degli ingredienti decenni dopo ha detto che sono inutili per fare i raggi x alla lista ingredienti di un prodotto.

Eppure le sue liste continuano a essere usate in modo non appropriato da chi le continua a condividere sul web.

beautycologa comedoni

Test di efficacia sulla comedogenicità

Le aziende per affermare che il loro prodotto è non comedogenico devono aver effettuato dei test su un campione di volontari (di solito una ventina). Testare il prodotto finito è il solo modo per sapere se un prodotto è effettivamente comedogenico o meno, perché nessuno può a priori saperlo.

Ok, quindi se un prodotto ha superato il suo test di efficacia posso star sereno? Ah, se fosse tutto così semplice, Ni. Puoi stare più sereno.

Sì perché la pelle di ognuno di noi è diversa e può reagire in modo diverso e non prevedibile a un cosmetico. Ovvero è possibile che un prodotto che ha superato un test per la non comedogenicità possa risultare comedogenico su di noi. In questo caso gli inglesi dicono: Shit Happens, e come contraddirli. Certo, ovviamente se ha passato un test di efficacia è più difficile che questo accada, ma non si può mai sapere…

beautycologa anti comdeoni

Cosa farsene delle liste di rating degli ingredienti comedogenici

Quindi le tabelle che riportano i rating degli ingredienti comedogenici sono inutili?

anche questa volta. Possono darvi un’indicazione di massima, ma sappiate che un ingrediente possa crearvi comedoni dipende da mille variabili. Perché oltre a tutto quello che vi ho detto anche la stessa materia prima, a seconda di come viene lavorata, può essere più o meno comedogenica. Lo so è un disastro senza fine e io non sono mai in grado di darvi una risposta chiara e netta.

Prendiamo il caso dell’olio di cocco. Uno di quegli ingredienti che hanno un rating molto alto. Bene, molte persone lo usano senza avere problemi alcuni. Quindi. Bho, mi viene da dire, provate e vedete come va con la vostra pelle.

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Conclusione

Dopo un sacco di righe scritte mi addolora dirvi che per sapere se in effetti un cosmetico è comedogenico per voi, non avete altro modo se non provarlo. Tutte le altre indicazioni, dovete tenerle per quel che sono, indicazioni, che possono aiutarvi ad avere un’idea di quello che potrebbe accadere alla vostra pelle, ma sappiate che quell’idea che vi siete fatti potrebbe tranquillamente venire smentita.

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