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Science washing (parte 2): I “sei segnali dello scientismo

da | 15 Lug 2023 | Blog

Come riconoscere il Science washing e non cadere nella sua trappola.

(Se non hai letto la prima parte di questo articolo la trovi qui).

Susan Haak, filosofa, ha definito i “sei segnali dello scientismo” che Michelle Wang, prima di me, ha pensato possano tranquillamente essere utilizzati per descrivere ciò che succede quando nel mondo della Skincare si marca un po’ troppo la scienza trasformandola in Scientismo o Science-Washing.

Proviamo a passarli in rassegna tutti e 6:

1 L’uso delle parole “scienza”, “scientifico”, “scientificamente”, “scienziato”, ecc., come se fossero un’onorificenza, un sorta di bollino di qualità.

Qui ricadono tutti quei comportamenti in cui si usa l’autorità della scienza per validare il proprio pensiero (che non corrisponde al consenso scientifico, ovvero al pensiero della scienza, ad oggi).

Vi faccio qualche esempio:

  • uno scienziato o un medico si fa forza del suo camice, dei suoi studi, della sua posizione e spinge le persone a credere alle sue parole (che non sono supportate da valide evidenze scientifiche o vanno al di fuori dal campo della scienza). Mi è capitato di sentire dermatologi dire che si può evitare di usare la protezione solare perché si può stimolare una protezione “interna” ingerendo degli antiossidanti, o ancora ginecologi che dicono di fare lavaggi con acqua e bicarbonato per curare o diminuire il rischio di candida. Con il Covid-19 poi sono apparsi come funghi medici che si sono dimostrati apertamente no-vax. 
  • si fa leva sul fatto che un ingrediente abbia un’evidenza scientifica di efficacia, quando in realtà non esiste alcuna evidenza robusta e non si è ancora formato un consenso scientifico che ne possa confermare l’efficacia. Chiariamo subito una ricerca è come una rondine e non fa primavera e le ricerche scientifiche non sono tutte uguali (alcune sono fatte male o sono solo degli studi preliminari). Purtroppo, ho tanti esempi di ingredienti che vengono spacciati per avere una determinata efficacia, quando ancora non è stata dimostrato da nessuno (ma ci si aggrappa a qualche ricerca sparuta che non ha determinato ancora nessun consenso scientifico in merito). Vi faccio qualche esempio: sia la centella asiatica che l’aloe non hanno mai dimostrato la loro efficacia cicatrizzante/riparatrice, il CBD non ha dimostrato di essere efficace sull’acne, l’estratto di liquirizia non ha dimostrato la sua efficacia schiarente sulle macchie, l’acido succinico non ha mai dimostrato di agire sull’acne, il bakukiol non ha mai dimostrato di essere il perfetto sostituito del retinolo, l’acido tranexamico utilizzato sulla pelle non ha dimostrato di agire sul melasma (ma funziona se preso per bocca), l’acido lattobionico non ha dimostrato di esfoliare la pelle.
  • L’abuso dell’espressione “scientificamente provato”. Spesso si usa questa frase per dire che un cosmetico è stato provato da alcuni volontari che sono stati sottoposti a un questionario di gradimento del prodotto e hanno dovuto rispondere a domande tipo: trovi che la tua pelle sia più luminosa? Con meno rughe? A parte questo abuso (vi consiglio di leggere sempre gli asterischi che trovate nelle varie comunicazioni), la scienza in generale non è in grado di provare in modo inconfutabile qualcosa, anche perché come è successo con Galileo quando è riuscito a dimostrare che la terra fosse tonda, la scienza può sempre cambiare idea. Quello che fa la scienza è portare prove a supporto di alcune teorie che a un certo punto creano un’evidenza scientifica (che può essere scardinata grazie a nuove prove ancora più forti).

2. L’uso di modi, orpelli, terminologia tecnica ecc. della scienza, indipendentemente dalla loro reale utilità.

  • Con buona pace di chi afferma che imparare a leggere la lista ingredienti di un cosmetico sia importantissimo, non è possibile giudicare un cosmetico dalla sua lista ingredienti. Non si conoscono le percentuali di ogni ingrediente, la loro qualità e non si è studiata la loro interazione. Un cosmetico si valuta provandolo.
  • Fare leva sulla presenza di un singolo attivo e la sua percentuale per valutare l’efficacia si un cosmetico (o confrontarlo ad altri). Una formula va valutata nel suo insieme anche perché esistono metodi per veicolare al meglio un attivo e renderlo quindi più efficace o attivi che in sinergia funzionano meglio che da soli. Sempre più spesso si è generata una corsa al rialzo di percentuali di attivi fomentando la convinzione errata che una percentuale maggiore sia sempre meglio.
  • Decidere di non utilizzare un prodotto perché ha un pH troppo basso o contiene un ingrediente considerato aggressivo (SLES, retinaldeide, alcol, acidi…). Ancora una volta: una formula è ben diversa dalla somma delle sue caratteristiche e un solo particolare non descrive e non può determinare la formula finale. Meglio verificare se quel prodotto ha ad esempio superato un test su pelli sensibili ad esempio.
  • Esistono test di comedogenicità fatti su molti ingredienti cosmetici ma ormai da tempo si è capito che è tutto molto soggettivo, dipende dalla formula in cui un ingrediente è inserito e anche dalla reazione della nostra pelle (che spesso è diversa da persona a persona). Evitate come la peste le liste che appaiono online sulla comedogenicità e valutate anche in questo caso un prodotto solo dopo averlo provato sulla vostra pelle (ne avevo parlato qui).
  • Dire che esistono studi scientifici che dimostrano qualcosa quando in realtà non hanno ancora dimostrato nulla. Un esempio perfetto si ha quando si parla dell’effetto che l’uso di alcuni filtri solari avrebbero avuto sullo sbiancamento dei coralli. Vengono sempre citati test in vitro fatti in condizioni molto diverse da quelle reali. Al momento la scienza è giunta alla conclusione che il principale responsabile dello sbiancamento dei coralli è il riscaldamento globale. Alcuni paesi come le Hawaii hanno già emesso delle leggi che mettono al bando certi filtri solari senza che ci fosse un razionale scientifico dietro. O ancora: non si è mai dimostrato che la luce blu degli schermi digitali sia abbastanza forte da creare danni alla pelle, lo è invece quella emessa dal sole, che è decisamente più potente (ma di questo non ne parla praticamente nessuno). Ultimo esempio: dire che la Vitamina C (Acido Ascorbico) per essere efficace deve essere utilizzata al 15% quando questo dato è preso da un solo test effettuato sulla pelle di due maiali, ma le ricerche scientifiche condotte su volontari hanno ampiamente dimostrato che è sufficiente utilizzare percentuali più basse (3%- 5%) per vederne l’efficacia sulla pelle umana.

3. Voler necessariamente tracciare una linea netta di demarcazione, tra scienza “genuina”, che dice sempre il vero, e gli impostori “pseudo-scientifici” 

Sono convinta che sia giusto premiare e quindi acquistare i prodotti di chi si comporta bene e cerca di essere sempre accurato nelle sue comunicazioni piuttosto che premiare chi cerca di utilizzare in modo furbo il marketing facendo credere ai propri potenziali clienti cose che non sono corrette a livello scientifico (penso a chi utilizza il marketing della paura dicendo che i suoi prodotti sono senza parabeni, siliconi, paraffina, filtri chimici…e facendo così erroneamente intendere che chi vende prodotti con quegli ingredienti sia poco attento al benessere dei suoi clienti). Con i nostri acquisti possiamo far capire alle aziende cosa ci piace e cosa no, premiando chi si comporta in modo virtuoso, e possiamo spingere il mercato a comportarsi come vorremmo. Possiamo esercitare un grande potere quando apriamo il nostro portafoglio e non dobbiamo sottovalutarlo.

Io dal mio canto cerco sempre di essere molto accurata quando faccio le mie comunicazioni ma bisogna anche tenere in considerazione una cosa:

  • la scienza si evolve e con l’arrivo di nuove evidenze modifica il suo pensiero 
  • le ricerche scientifiche sono tantissime e ogni volta che si decide di fare un approfondimento si possono scoprire cose che fanno riconsiderare ciò che si è creduto fino ad allora.

In questi anni mi sono dovuta ricredere già parecchie volte, e all’inizio non sapevo bene come gestire questa cosa, ma ho capito che è normale, perché la cosmetica è un ambito davvero grande, complesso e in continua evoluzione.

Vi faccio qualche esempio in modo che possiate capire: 

  • nel mio libro ho inserito l’acido lattobionico tra gli esfolianti. Perché questo è quello che si legge normalmente, anche all’interno di alcune ricerche scientifiche. Ma poi studiando approfonditamente per inserirlo in una mia formula ho capito che ad oggi sappiamo che è un ottimo idratante, antiossidante e antirughe, ma non ha ancora dimostrato di esfoliare come fanno altri acidi (è un’attività che viene definita promettente, ma non validata). 
  • Ero convinta che il retinolo fosse fotosensibilizzante, perché lo sono i retinoidi (la famiglia di ingredienti a cui appartiene). Ma poi ho scoperto che solo alcuni retinoidi (quelli che vengono prescritti dai medici) sono fotosensibilizzanti, ma non quelli che vengono utilizzati nei cosmetici. Sono però fotosensibili e quindi utilizzarli di giorno, senza protezione solare li fa degradare velocemente e dunque li rende inefficaci, ma non sensibilizzano la nostra pelle al sole.
  • Ero convinta che la luce blu non provocasse danni alla pelle, ma poi ho scoperto che sì, la luce blu emessa dai monitor è troppo debole provocare danni ma la luce blu emessa dal sole è decisamente più forte e provoca danni sulla pelle già in un’ora di esposizione alle nostre latitudini

4. Una forte preoccupazione nell’identificare il “metodo scientifico”, presumibilmente per spiegare come le scienze abbiano avuto tanto successo.

Questo punto proposto da Susan Haak ha più a che fare con il metodo scientifico e sarebbe difficilmente applicabile alla Skincare e al mondo del Beauty per cui direi di passare direttamente al prossimo.

5. Cercare nella scienza risposte a domande che vanno oltre il suo scopo.

Dobbiamo tenere a mente che non cosmetico non è solo efficacia ma fa parte anche di un rituale che ci aiuta a stare bene con noi stessi. Dopo tutto, applicare una crema lo si fa accarezzandosi e per questo applicare un cosmetico è anche una vera e propria coccola. Non si può misurare questo valore scientificamente e non avrebbe forse gran senso misurarlo. 

Io questa ho sempre avuto in mente che un cosmetico avesse un valore che va oltre alla sua mera efficacia dimostrabile scientificamente, tanto da scegliere per il logo di Beautycology la molecola di Serotonina, l’ormone del buon-umore. Da una parte perché è la rappresentazione di una molecola chimica e quindi fa capire il legame con la scientificità che guida il mio lavoro, dall’altra perché la Serotonina viene stimolata quando stiamo bene, quando ci coccoliamo e per ognuno questo può avvenire in modi diversi: fare una passeggiata in un bosco, passare una giornata alle terme, venendo abbracciati e perché no, facendo la propria Skincare. 

6. Negare o denigrare la legittimità o il valore di altri tipi di indagine oltre alla scientifica, o il valore delle attività umane diverse dalla ricerca, come ad esempio la poesia o l’arte.

Un cosmetico è scienza, ma è anche l’espressione artistica di un formulatore cosmetico che utilizza texture, colori, profumi per trasmettere delle emozioni. Così come un musicista lo fa utilizzando le note di uno strumento, un cosmetologo lo fa calibrando gli ingredienti all’interno di una formula. 

Ho visto brand affermare che i loro cosmetici contengono solo attivi funzionali e nessun “riempitivo” come se esistessero in un cosmetico attivi inutili. Nessun ingrediente in un cosmetico è inutile e non ha alcuni senso cercare di formulare un prodotto solo con ingredienti attivi. Alcuni attivi, ad esempio, hanno un cattivo odore e la scelta a quel punto può essere, proporre un prodotto dall’odore sgradevole, privarsi dell’efficacia di quell’ingrediente, coprire quell’odore con una fragranza che riesca a bilanciarla (che nella loro idea dovrebbe essere un ingrediente inutile). O ancora: alcuni attivi servono per rendere più piacevole un cosmetico da spalmare o renderlo più gradevole sulla pelle (meno appiccicoso ad esempio). Pensate a un protezione solare, a nessuno piace applicarla e riapplicarla ogni due ore, e se la sua texture è pesante, appiccicosa, unticcia e magari ci cola anche negli occhi sono sicura vi verrebbe ancora meno voglia di utilizzarla. Pensate ancora che la texture di un cosmetico sia del tutto inutile? 

Io ci vedo sicuramente molta scienza in un cosmetico ma ci vedo anche molta arte e credo che entrambi questi aspetti siano importanti se non fondamentali per un prodotto ben riuscito, efficace ma anche bello da utilizzare e quindi che si fa utilizzare spesso. Perché anche il cosmetico più efficace del mondo se viene dimenticato in un cassetto perché non ci piace potrà fare davvero poco per la nostra pelle.

Conclusioni

La cosmetologia è una scienza, e come tale deve essere trattata. Non è giusto che venga abusata per finalità di marketing poco etico e trasparente, ma non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di pensare che tutto possa essere spiegato attraverso la scienza. C’è molto altro nella nostra vita, come l’arte ad esempio, che è giusto che abbia il suo spazio. Ultima cosa ma non meno importante: la scienza e le sue evidenze è giusto che vengano enfatizzate quando ci sono e sono rilevanti, nell’attesa che lo diventino si può sempre stare alla finestra e aspettare, senza per questo vendere la pelle dell’orso quando non si è ancora catturato. Questo messaggio lo lascio a chi come me si occupa di cosmetica e marketing, a voi dico: fatevi furbi, diventate dei consumatori consapevoli, imparate a discernere i messaggi che vi arrivano ed esprimete le vostre preferenze quando fate gli acquisti per capire al mercato come è meglio che si muova in futuro.

Bibliografia:

Hill S at Skeptical Inquirer, Over-reliance on Science

Haack S, Six signs of scientism, Logos and Episteme 2012, 3, 75-95. DOI: 10.5840/logos-episteme20123151

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