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I filtri solari penetrano nella pelle? Quali lo fanno di meno?

da | 9 Ago 2022 | Blog

Bisogna preoccuparsi che i filtri solari possano penetrare nella pelle? Come si può essere più conservativi nella scelta dei filtri solari da applicare sulla pelle?

I filtri solari possono penetrare nella pelle? E se questo accade è un bene o un male?

 So che questo tema scotta parecchio ed è molto polarizzante, ma non ho paura di dire come stanno davvero le cose secondo la Scienza.

Sì, alcuni filtri solari riescono a penetrare nella pelle e possono esser rintracciati nel sangue e nelle urine, ma ad oggi tutti i filtri in commercio sono considerati sicuri, anche se possono arrivare nel sangue, e comunque a fronte di un ipotetico problema che potrebbero creare, per altro non ancora dimostrato, ci proteggono da qualcosa che la scienza sa benissimo essere un pericolo: i raggi solari, che causano tumori della pelle oltre all’invecchiamento cutaneo precoce. Quindi meglio proteggerci dai danni certi del sole che non proteggerci per paura di un rischio che non è ancora stato evidenziato.

 

Ma come fanno alcuni di loro a penetrare nella pelle?

La nostra pelle è una barriera verso il mondo esterno ed è anche una barriera efficiente. Ovvero il suo compito è quello di non fare penetrare ciò che viene in contatto con la sua superficie. Ma le sostanze che hanno un basso peso molecolare, e quindi sono molto piccole (sotto i 500 dalton) riescono penetrare nella pelle più o meno a seconda della loro dimensione. Più basso è il peso molecolare più profondamente riescono a penetrare all’interno dell’epidermide (lo strato più superficiale della nostra pelle). Se questo per alcuni tipi di attivi può rappresentare un vantaggio (e infatti spesso nelle formule si utilizzano strategie per riuscire ad aumentare la penetrazione degli attivi, attraverso l’uso di penetration enhancer, o attraverso dei derivati lipofili o ancora attraverso microincapsulazioni o liposomi), in altri casi potrebbe non esserlo.

Premessa doverosa: ribadisco che tutti gli ingredienti cosmetici in commercio sono sicuri nelle normali condizioni di utilizzo. Ci sono enti europei che studiano costantemente per garantire la nostra sicurezza, però è comunque possibile tenere a mente dei principi di precauzione maggiori da utilizzare in alcuni casi.

Ora mi spiego meglio.

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I miei pensieri nel formulare un solare

Quando mi sono trovata a studiare la formula di Invisible Shield, pensavo a una crema con protezione solare da usare tutti i giorni con un SPF alto e un filtro UVA consistente, e avevo proprio in mente che quel prodotto non sarebbe stato un solare “da spiaggia”, che bene o male si usa qualche settimana in estate o poco più, ma che sarebbe dovuta essere una crema che le persone avrebbero utilizzato tutti i giorni, più volte al giorno.

Per cui volevo provare ad avere qualche precauzione in più.

La scienza sa che alcuni filtri solari riescono a raggiungere il torrente sanguigno, e questo non ci deve preoccupare, perché ad oggi nessuno di questi ha segnalato che possa creare un problema nella nostra salute.  Avrei potuto tranquillamente utilizzare tutti i filtri solari presenti in commercio per Invisible Shield, ma volevo essere il più possibile conservativa nelle mie scelte.

Ovvero, utilizzare un prodotto tutti i giorni più volte al giorno ci espone maggiormente a certe sostanze rispetto a un uso più saltuario (crema solare “da spiaggia”).

Avendo ben in mente che tra un SPF 30 e un 50+ (che alla fine equivale a un 60), il primo contiene largo circa la metà dei filtri del secondo e questo raddoppia l’esposizione a certe sostanze, quando è stato il momento di scegliere l’SPF ho scelto per un 30, che garantisce comunque una buona protezione dalle scottature.

Se non lo utilizzeremo in spiaggia, ma nella vita di tutti i giorni in città un SPF 30 per proteggerci dai raggi UVB e dagli eritemi è più che abbastanza, se mai sarebbe stato meglio trovare un modo per avere una protezione molto alta dai raggi UVA, quelli che causano invecchiamento cutaneo precoce e tumori della pelle e che sono presenti praticamente in egual misura in estate, come in inverno, in una giornata di sole come in una nuvolosa. Quando si vede l’UVA cerchiato sul pack di un solare significa che il valore di protezione dai raggi UVA è almeno un terzo dell’SPF, quindi per un SPF 30 almeno 10. Ma ovviamente nessuno vieta di avere una protezione maggiore agli UVA.

 

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Per questo mi ero prefissata di creare una formula con un SPF 30 e una protezione agli UVA ben più alta di quello richiesto dalle normative.

Seconda cosa su cui ho voluto lavorare è stato il mix di filtri solari da utilizzare. Sì, un solare è composto sempre da più filtri perché ognuno di loro è più bravo a proteggerci da alcune lunghezze d’onda e facendo il giusto mix ci si può proteggere in modo più completo, avendo così quella che viene definita una protezione ad ampio spettro.

Ho voluto cercare di privilegiare i filtri che per le loro caratteristiche minimizzano quella che tecnicamente viene definita “permeabilità cutanea”, ovvero quanto possono penetrare nella pelle.

Che caratteristiche devono avere questi filtri?

senza conservanti

Cosa fa penetrare più facilmente una sostanza nella pelle

Possono avere un peso molecolare maggiore di 500 dalton, perché questa è la soglia spartiacque tra una molecola che penetra o che non penetra nella pelle oppure devono essere il più idroslubili possibili (come sappiamo le sostanze liposolubili penetrano più facilmente nella pelle perché più simili ai grassi del nostro cemento interrcorenocitario, quello in cui sono immerse le cellule della nostra pelle, i cheratinociti). Come valore in questo caso ci interessa il K OW, il coefficiente di partizione ottanolo/acqua.

Il KOW  è un valore che indica la tendenza di un composto organico ad accumularsi nei tessuti grassi degli organismi viventi e quindi a ripartirsi tra una fase acquosa e una fase organica. Alti valori di KOW indicano una maggior capacità di entrare nella catena alimentare. A noi interessa che il kow sia inferiore a 5.

I filtri inorganici

Utilizzare filtri inorganici (impropriamente detti fisici) come l’ossido di zinco e il biossido di titanio sarebbe stata un’opzione, ma questi filtri portano con sé texture pesanti, che lasciano l’effetto fantasmino sulla pelle (che in inglese chiamano white cast) e non sono molto indicati per pelli sensibili o con acne, perché tendono a occludere i pori. Le loro varianti nano, che minimizzano i difetti che vi appena elencato… manco a dirlo sono piccoli piccoli, nano appunto. Per questo ho preferito non sceglierli. Se ve lo state chiedendo, perché qualcuno urla al fatto che siano poco sicuri, tranquilli i filtri nano sono sicuri, usateli con tranquillità. Ma per un prodotto da usare tutti i giorni ho preferito non utilizzarli (scelta mia, magari anche opinabile).

In più, parlando di biossido di titanio, si sa che è soggetto a foto catalasi che si attiva con raggi UVA a 360nm.

E voi direte: e che vuol dire?

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Significa che può generare radicali liberi che non ci piacciono poi così tanto. La cosa buona però è che l’ossido di zinco invece non è soggetto a foto catalasi.

Cosa stavo ricercando

Io per la mia crema viso da usare tutti i giorni, più volte al giorno volevo qualcosa di confortevole (perché un pastone da spalmarsi addosso poi non se lo mette nessuno e quindi va a finire che non ci potrà proteggere per bene se non la utilizziamo con frequenza) e i cui filtri avessero una bassa permeabilità cutanea.

Come idea generale i filtri solari che offrono maggiori garanzie riguardo la Permeabilità cutanea e che hanno una permeabilità cutanea inferiore, ovvero penetrano meno nella pelle sono:

  • Polysilicone -15 (peso molecolare >6000 e log K ow 5,66)
  • Ethylhexyl triazone (peso molecolare 823,1 e log K ow 7)
  • Ensulizolo o Phenylbenzimidazole Sulfonic Acid (peso molecolare 274 e log K OW a pH 8 = -2,1)
  • Bemotrizinolo (peso molecolare 627 e log kow 12,6)

Nota per i più nerd. Questo risultato si ottiene con l’equazione di Potts and Guy’s

Altri filtri degni di nota sono:

  • Bis-Ethylhexyloxyphenol
  • Methoxyphenyl Triazine  peso molecolare 627  12,6
  • Ehs Ethylhexyl Salicylate  o octisalate – 1,42
  • Amiloxate (K OW 3,6)
  • Oxybenzone (K OW 3,7)
  • Butyl Methoxydibenzoylmethane  o Avobenzone (K OW 4,51)
  • Enzacamene (K OW 4,95)

Come vi dicevo bisogna fare un mix di filtri, un blend e quando si formula un solare si ha sempre la sensazione di avere tra le mani una coperta troppo corta, e per questo bisogna cercare quella che più che la miglior soluzione per ottenere il risultato che ci si è prefissati.

Nella mia Invisible Shield non sono riuscita a mettere solo filtri del primo gruppo ma almeno due di loro sì, che ho accompagnato da altri due presi dal secondo gruppo.

CONCLUSIONI

Questo mi ha permesso di creare un solare con un SPF alto (30) anche se non altissimo, ma che contenesse la metà dei filtri dell’omologa formula 50+. Questo si traduce in un prodotto più leggero e confortevole da utilizzare tutti giorni. Con un mix di filtri che garantiscono una protezione ad ampio spettro e in grado di proteggere anche dai raggi UVA, non solo con una protezione pari a un terzo dell’SPF e quindi 10 ma decisamente molto più alta pari a 27,66. Per farvi capire a un SPF 50+ è richiesto un UVA PF di 20 e secondo la legislazione giapponese un PA++++ equivale a un UVAPF di almeno 16.

Nella scelta dei filtri che mi portassero a questo risultato ho cercato per quanto possibile di scegliere filtri che per le loro caratteristiche fisiche e chimiche penetrano meno nella pelle, per mantenere un profilo di rischio minore, dato che il mio intento era che Insibile Shield non venisse usata solo durante le vacanze ma tutti i giorni dell’anno, più volte al giorno.

Ci sono altre caratteristiche che a mio avviso fanno di Insibile Shield una crema unica nel suo genere, ma dato che già mi sono dilungata abbastanza, il resto ve lo racconto in un altro articolo.

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