Da dove nasce la Beautycologa?

Tutto ciò che ho fatto per arrivare fino a qui ha creato le condizioni e il terreno fertile per la nascita della Beautycologa

Mi presento: sono la “mamma” della Beautycologa. Sono testarda, mi piace chiedermi il perché delle cose e chi mi conosce sa che raramente lascio qualcosa a metà.
Non ho più la tv a casa da prima che arrivasse il digitale terrestre e passo le mie notti insonni da una ricerca all’altra scoprendo e studiando, appassionandomi al perché delle cose che mi interessano.

La mia esperienza nella Grande Distribuzione​.

Ho passato tutta la mia vita nella Grande Distribuzione. Alcune delle cose che ho imparato? Creare l’assortimento per uno scaffale, ad esempio. E cosa vuol dire? Vuol dire aiutare chi compra per sè o per i suoi cari a fare la scelta giusta, facendo un processo di selezione a monte e proponendo tra tutte le alternative presenti sul mercato la scala prezzi migliore.
Cos’è la scala prezzi? Scegliere per lo stesso prodotto (es. pasta) più alternative, con prezzi e caratteristiche diverse. Facendo in modo che ognuna delle scelte abbia però un ottimo rapporto qualità/prezzo (quello che gli inglesi chiamano value for money).

marilisa la beautycologa

Per anni sono stata più concentrata sull’alimentare, anche perché le grandi multinazionali hanno fatto il bello e il cattivo tempo nel mondo della cura casa e persona (lasciando così poca fantasia in quei settori), ma una decina d’anni fa cercando di tradurre gli inci (lista degli ingredienti nei prodotti per la cura della persona) di uno shampoo ho iniziato ad appassionarmi un po’ alla chimica spiccia (lo sapesse il mio prof di chimica Recupero, che mi dava per un caso disperato). Ho così cominciato, oltre a studiacchiare, ad autoprodurre dei prodotti, perché, per capire come è fatto qualcosa, non c’è nulla di meglio che mettere le mani in pasta e provare a creare qualche formulazione casereccia.

la beautycologa alla ricerca della crema perfetta

Quel che mi ha sconvolto è che nel mondo dell’alimentare i produttori sono tendenzialmente più trasparenti (vedo già gli insulti arrivare dai produttori del “chimico”). Forse perché la lista degli ingredienti è stata inserita sui pack dei prodotti alimentari anni prima degli inci. Forse perché gli ingredienti dei prodotti alimentari sono molto spesso materie prime che abbiamo già in cucina e conosciamo bene (farina, latte, burro ecc.) mentre gli inci sono sempre poco immediati da leggere (sarà per questo che ho studiato latino al liceo?!?).

Fatto sta che una volta che ho cominciato a leggere gli inci dei prodotti che avevo in casa e che si trovano al supermercato o in profumeria ho scoperto che molto spesso veniva pubblicizzato un prodotto come in grado di nutrire o idratate la pelle, quando in realtà più che nutrire la pelle ci si stava spalmando uno strato filmogeno di petrolati o siliconi vari (parlando ad esempio di creme).

Insomma molte volte i prodotti non erano formulati per fare esattamente ciò che promettevano. Nella realtà davano la sensazione di nutrire la pelle ma non la nutrivano davvero. Giocando così sulla fiducia/non conoscenza di chi acquistava i prodotti.

Avevo pensato a un sistema da mettere sugli scaffali dei supermercati fatto a stelline. In cui assegnare da una a 5 stelline in funzione della qualità della formulazione. Ma poi mi hanno fatto desistere gli interessi che forse avrei mosso e le ripercussioni possibili da parte delle grandi multinazionali.

Oggi sono libera di parlare come voglio. Perché non faccio più quel mestiere.

Ed eccomi qui, trasformata in Beautycologa, a condividere con voi la mia passione, le mie giornate di ricerche e le mie notti insonni.

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